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MOSTRA






Pubblicato da Redazione il 21-4-2011 alle ore 22:04:11
MOSTRA


NOTES

BIPERSONALE DI FILIPPO BIAGIOLI E ANDREA MATTIELLO

11DREAMS Art Gallery

16 – 30 APRILE 2011 - Inaugurazione sabato 16 aprile ore 18

 



L’arte nasce come traccia rituale in un percorso nomade e arriva a noi su pareti di roccia, in rilievo,

incisa, dipinta con terre, carbone e grassi animali. Dal rito propiziatorio di allora al gesto liberatorio di

oggi il passo può essere estremamente breve o lunghissimo a seconda dei punti di vista. Oggi

chiamiamo graffito il gesto ribelle nato da mani e menti creative che qualche decennio fa hanno

cominciato a coprire di segni e colori tutto ciò che sul loro cammino incontravano. Artisti come

Basquiat e Haring – per i quali i riferimenti formali, attraverso Penck, Dubuffet, la Pop Art, Siqueiros,

certo Surrealismo, Klee, l’Espressionismo tedesco, Schiele, Ensor, possono arrivare fino alla pittura

rupestre – hanno il loro giusto posto nei più grandi musei del mondo.

Anche la pittura di Filippo Biagioli e Andrea Mattiello può essere ascritta a questo modo di vivere e

intendere l’arte che imprigionare in un solo stile può diventare riduttivo; si potrebbe parlare piuttosto

di quel modo assai efficace ed energico, istintivo eppure, a volte, quando occorre, esattamente

calcolato di coprire una superficie con segni e colori che potremmo definire senza tempo, “stile

umano”.

Quindi, l’arte ha iniziato il suo cammino come impronta su parete (rocciosa). A tutt’oggi vivono
quegli
animali graffiti che un tutt’uno erano con gli animali veri, o i corpi di quegli ominidi-artisti incisi con

pochi energici segni e lontani, nella scala della storia del mondo, quanto per noi lo è ieri l’altro. Ed è la

loro vitalità che noi sentiamo, insieme al segno, quanto mai attuale e come grido che rifugge la

consuetudine e la noia.

L’artista Biagioli avanza con la sua Analphabetic Art, non ama indugiare sui propri passi, e di ciò

lascia traccia in figure – che con occhi fissi d’intorno tutto vedono – fatte di veloci esperienze, lontane

vestigia, possenti frasi, giustapposizioni oniriche. Ha un andamento saltellante, a scatti la sua mano; a

tratti, nell’esecuzione dell’opera, repentinamente si dissocia dalla volontà e prosegue per inerzia

tracciando linee seghettate e taglienti.

La pittura di Filippo Biagioli è come un tatuaggio sul muro, sulla tavola, sulla tela o su qualsiasi altra

materia. Il segno e il colore, la parola, per la forza e i sentimenti con cui vengono dati, proprio come fa

l’inchiostro sulla pelle, non si fermano in superficie; il loro status è essere intrinseca parte visiva e

concettuale del supporto: è da questo che – sia esso appunto tela, tavola, muro o carta – il segno trae

forza.

L’arte del graffito, fatta anche di parola, ha il fumetto come altro lato inscindibile e complementare

della medaglia. E il fumetto Biagioli lo pratica, si esprime anche attraverso di esso che si confà alla sua

indole di artista a tutto campo.

La notevole varietà di situazioni, un diluvio di ambientazioni non solo fisiche e spaziali, in cui la

figura-feto, forma portante e simbolo della pittura di Mattiello è venuta via via a trovarsi, si arricchisce

man mano di nuove soluzioni compositive e simboliche. Soprattutto nei Feti e nelle Sirene le emozioni

sono palesi, anche se non declamate, come accade in alcuni lavori, da lineamenti espliciti; a volte a

possederli è la ritrosia o il dubbio, a volte la collera, altre la malinconia; altre ancora la gioia, come la

Sirena che vediamo in un cielo stellato, lei, di un bianco così splendente da poter essere considerata

essa stessa una stella alla ricerca di un mare da illuminare, nel quale vivere e nuotare e in cui

specchiarsi.

E’ un lampo che in alcune tele squarcia il cielo e irrompe violentemente nella serenità e immobilità

della scena o nella pace meditativa del feto, che è come un fiore ancora da sbocciare, ma che ha in sé

la compiutezza e la leggiadria della natura tutta.

Nella pittura di Andrea Mattiello lo spazio bianco naturale del supporto è vissuto dall’artista non come mancanza di pigmento ma come ricchezza primordiale, tessuto dalle capacità rigenerative senza il

quale non potrebbero emergere quei colori che accanto ad esso brillano organizzando nel migliore dei

modi il rapporto tra vuoti e pieni.

E’ questa una mostra in cui il segno, esatto e conciso, si fa messaggio. Le opere di Biagioli e Mattiello,

aperte a varie letture e interventi esterni, sono libri ancora non completamente scritti, quindi da

ultimare; storie nelle quali il personaggio mancante è proprio lo spettatore, che è chiamato a “fare la

sua parte”. E’ proprio questo lo spirito dell’esposizione, intitolata NOTES, appunti; appunti di vita…forse;

appunti di avvenimenti ancora da tracciare…in parte; appunti che lo spettatore può far diventare

racconto…sicuramente.

La mostra vuole proporre un ruolo del collezionista come parte attiva del processo creativo dell’opera

d’arte, non solo nella scelta, ma anche nella composizione dell’opera.

L’allestimento è significativo, i dipinti sono apposti su teli e sono facilmente removibili. Il

collezionista viene dotato di appositi supporti sui quali applicare le opere scelte. Il risultato può

rivelarsi sorprendente: è un mosaico le cui tessere (ognuna delle quali è già un’opera d’arte) sono fatte

dall’artista, ma l’immagine d’insieme, che varia da individuo a individuo in base alla sua

predisposizione e sensibilità, è il frutto della scelta di chi quei dipinti decide di possedere. Tale scelta

finale è quella che poi sarà avallata e firmata dall’artista come opera pienamente compiuta.

11DREAMS

 

Via Rinarolo 11/c - Tortona

www.11dreams.it info@11dreams.it - 345 8906531 333 6033006

dal martedì al venerdì: 16 - 19,30 - sabato e festivi: 10 - 12,30 16 - 19,30

domenica: 16 - 19,30   INGRESSO LIBERO

 

 


Pubblicato da Redazione il 8-4-2011 alle ore 19:26:37
MOSTRA


Vincenzo Martini. L'omaggio di un giorno

a cura di Giovanna M. Carli

         

Vincenzo Martini. Con lieve cuore, con lievi mani, 2011

olio su tela, 50x50 cm.

 

S. Ansano a Dofana (Monteaperti) Comune di Castelnuovo Berardenga (Siena)

 

data di inaugurazione domenica 3 aprile, ore 9

 

S. Ansano a Dofana (Monteaperti) Compagnia Laicale di S. Ansano

tel. 00390577364859 (Sig. Fabio Fantozzi)  

 

Data di vernissage: Domenica 3 aprile 2011, ore 9        Data di chiusura: Domenica 3 aprile 2011, ore 21

 

Comunicato stampa 

Nei suggestivi spazi prospicenti la chiesa di  Sant'Ansano a Dofana, nota già nel 1139, in occasione del XII concorso e mostra di pittura della Festa della Quarta Domenica di Quaresima, l'artista Vincenzo Martini presenta la sua ultima produzione artistica incentrata sul tema spirituale della semplicità e della leggerezza. L'autore propone una rilettura, attraverso i suoi fraticelli-icona, dei luoghi che hanno ispirato a Dante i celeberrimi versi: “...Lo strazio e 'l grande scempio che fece l'Arbia colorata in rosso, tali orazion fa far nel nostro tempio...". (Inferno, cant X, vv. 85 e segg.). Non mancheranno, quindi, riferimenti alla nota Battaglia di Montaperti, località attraversata dal torrente Arbia, situata a pochi chilometri da Siena, né alle vicende di Guidoriccio da Fogliano.

Il Medioevo di Martini, la sua espressività messa al servizio della valorizzazione e, come è stato notato dai critici, della conservazione delle bellezze architettoniche e urbanistiche del passato, omaggiano la Toscana, e in particolare Siena.

Alle 18.30 Vincenzo Martini riceverà l'ambito riconoscimento del Consiglio regionale della Toscana. Il conferimento della medaglia d'argento alla carriera artistica è motivato sia per le tematiche cristiane e spirituali che l'autore sostiene con coerenza da molti anni, sia per la qualità delle sue opere pittoriche.

Il Premio alla Carriera al Maestro Vincenzo Martini, quale personalità di alto profilo nel campo dell’arte figurativa, verrà consegnato dal Presidente del Consiglio della Regione Toscana, dott. Alberto Monaci e dal direttore dei Musei civici di Siena, dott. Mauro Civai. Parteciperanno, inoltre, l'assessore alla cultura della Provincia di Perugia, dott.ssa Donatella Porzi e il Sindaco del Comune di Spello, dott. Sandro Vitali.

In occasione dell'evento, sarà annunciata da Giovanna M. Carli, storico dell'arte e critico, Presidente della Giuria del Premio, la mostra antologica dell'autore nella città di Siena.

 

Orari di apertura: dalle ore 9 alle ore 21.   Biglietto: free admittance  Orario del vernissage: ore 9.00

 

Eventuali recapiti specifici dell'evento Tel. 00390577364859 (Sig. Fabio Fantozzi) 

 

Patrocini: Regione Toscana (Consiglio regionale), Comune di Castelnuovo Berardenga, Regione Umbria, Provincia di Perugia
 

Curatore: Giovanna M. Carli - Artista: Vicenzo Martini

 

Con lieve cuore, con lievi mani...

“Una vita pura è interamente ritmata su questa musica leggera e veemente, tutta oblio e sollecitudine, tutta senso e pietà”.

Cristina Campo, s.d.

 

Estremo bisogno, oggi, della pittura di Vincenzo Martini. C'è una sensazione di vuoto, di smarrimento che avvolge i nostri passi sempre più veloci. Difficile poter sapere dove conduce questa ansia dell'arrivo che non ci fa assaporare a pieno il viaggio.

Estremo bisogno, dicevo.

Martini, infatti, è artista che sa, con il dono della sua pittura, aprire le porte di un mondo in pausa, atemporale, sicuramente anacronistico, utopico anche, necessario sicuramente. Un mondo costruito dal pittore con l'assillo della “dolce prospettiva” di Paolo Uccello, dove tutto torna. Tutto, in funzione di un palcoscenico per coloro che hanno compreso appieno l'importanza della leggerezza: “con lieve cuore, con lievi mani”... Leggerezza che fa parte della concezione poetica di Vincenzo, a cui non manca neppure la grazia nell'estensione di un sacro e profano sospeso nell'incantesimo di borghi medievali, suggestionati e impreziositi dalle tonalità ora fredde ora calde, con bagliori di luce irreali, sapientemente ricercati.

Vedute realistiche e idealizzate insieme, costellate di piccole presenze: i fraticelli.

Una musica che si avvolge in quilismi su tetragramma gregoriano della sua tela per una società inchiodata alla croce dell'arroganza “da cui pende una carità cupa e figée, che farebbe fuggire i cherubini coprendosi i molti occhi con le molte ali...” (C.C., op. cit.).

Se lo spartito, dunque, è lo spazio medievale con le sue mura, le sue piazze che si aprono all'improvviso quando meno te l'aspetti, nel tempo della Chiesa e nel tempo del Mercante, quei borghi incastellati di rara bellezza, i fraticelli sono le note musicali e a loro è ben chiaro l'ammonimento di Francesco di Assisi: “Si guardino i fratelli dal mostrarsi tristi all'esterno e ipocritamente rannuvolati, ma si mostrino lieti nel Signore, ilari e convenientemente gradevoli...”. (“Regola non bollata”, cap.VII).

Ilarità e gradevolezza, ecco altre parole chiave per una giusta lettura dell'opera artistica di Vincenzo Martini, capace di chiudere nella sua pittura, come un astuccio l'anello, il ritorno alla vita semplice con l'ausilio della sprezzatura: la semplicità non per natura, ma per grazia,  la medesima qualità trasparente che rese Francesco “...raggiante signore d'anime quando, come succede, non gli importò più di possederle...” (Op.cit.).

I fraticelli, quindi, come icone del genuino stupore  per le cose temporali, ilari e giocosi come si conviene, indugianti in pensieri e azioni che hanno e pretendono il tempo, quello dell'attenzione, dell'attesa, del riposo, ma anche del lavoro.

Le stagioni, nel racconto di Vincenzo Martini incentrato sull'importanza delle piccole cose, quelle proprio piccole, si susseguono facendo il loro corso, riprendendosi (anche loro!) lo spazio e il significato dovuto finché una neve, scendendo in ampi fiocchi, “immacola” tutto...ed è subito magia.

Una rinascita collettiva, la medesima con cui Francesco “...da un tetto di Assisi buttava giù con furia angelica tegole e mattoni per ricondurre la mente fuorviata dei monaci alla necessità del tetto aereo, casuale, delle mura di lievi giunchi, da disfare appena fatte...che nel convento delle Clarisse...tracciava al centro della sala del capitolo un cerchio con la cenere, vi si prostrava nel mezzo e se ne andava senza proferire parola...”. (Op. cit.).

Una pittura silente, da meditare, che sollecita in noi spettatori domande sul vero senso della nostra vita e che ci regala, da sempre, brani di felice intensità poetica. 

Giovanna M. Carli

 


Pubblicato da Redazione il 28-3-2011 alle ore 22:47:10
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