Note critiche più recenti
Armando Ginesi ( Prof. Emerito di Storia dell'arte, Università di Macerata) (2005)

[....Dopo avere scandagliato a fondo l'universo delle immagini verosimili, ancorchè sempre , compiute, quasi esaustive, dettagliate al pari del reale autentico che le ha ispirate, adesso Costrini sembra decisamente volersi avviare lungo una strada nuova....da un punto di vista formale l'immagine abbandona l'icasticità e di essa si fanno più sfumati i contorni a vantaggio di una accresciuta poeticità del segno. Insomma è come se la sua pittura dalle cose passasse ad interessarsi delle atmosfere. Anche il colore compartecipa al processo di trasformazione, si fa più caldo, più sostanzioso, ricco di vibrazioni interne alla sua nuova dimensione materica. Il dettaglio assume il ruolo del protagonista e racconta di sè, della ricchezza che contiene, del suo esistere, a prescindere dal dato di verosomiglianza di cui è ( ma forse sarebbe meglio dire era) parte. In qualche modo il realismo delle origini si sta avviando verso una direzione che odora di astrazione....sulle vele diventate pretesto formale per liberi e dinamici giochi di volumi e di colori, come fossero tante "compenetrazioni iridescenti" di futurista e balliana memoria....
Dalla stampa recente…]

….Renato Costrini da tempo espone le sue opere di pittura, con le quali sembra voler fermare il tempo e l’esperienza, affinando anno dopo anno la capacità di filtrare il reale e rappresentare i suoi ricordi con una mano poetica che ha di recente trovato l’espressione più consona: dal figurativo all’astrazione….]
La sua è una conquista lenta, nel senso di una rarefazione sempre più avanzata della linea e del contorno, o meglio della raffigurazione mimetica, a favore dell’intuizione del senso nascosto della realtà. Ne è strumento – o effetto – la conquista del colore come sostanza espressiva autonoma e prepotente, significante ed insieme allusiva del contesto, delle forme, dei rapporti tra volumi e materie. Marine, barche, nature morte e nudi: ogni suo soggetto finisce per entrare nel gioco libero e dinamico dei colori e del movimento, con l’abbandono della verosimiglianza verso una deriva malinconica, estenuata dal ricordo, dall’impressione….].

Lucilla Niccolini
Corriere Adriatico
Venerdi 11 marzo 2005