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di Ignazio Fresu
Foto: Sognoelektra Project Art
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>Ignazio
Fresu
La ricerca artistica
nella dinamica artista/fruitore
Se
la ricerca, parafrasando Nietzsche,
è “volontà
di conoscenza”, tutte le azioni
umane in quanto tali, sono fondate sulla
ricerca attraverso la scienza e l’arte
ad eccezione delle religioni che pur
avendo già dal più lontano
passato, un ruolo centrale per l’uomo
ed in tutti i sistemi sociali, si oppongono
alla “volontà di conoscenza”
considerandola all’origine del
male.
La ricerca ha spesso
visto minacciata la propria stessa esistenza
perché vista in opposizione alla
fede che per sua stessa natura non è
oggetto di discussione.
Sia la ricerca scientifica che artistica
sono state osteggiate ma l’arte,
in tutte le sue forme, ha in sé
il particolare vantaggio di porre il
fruitore in una condizione privilegiata
rispetto ad una conoscenza unidirezionale.
L’oggetto d’arte
travalica i limiti razionali “scientifici”
e propone, al di là di tutte
le sue forme, dalla letteratura al trattato
filosofico, dalla musica alla poesia,
la ricerca come volontà di conoscenza
in senso interattivo rivolgendosi al
fruitore/ricercatore come disvelamento.
Questo avviene in modo apparentemente
irrazionale rispetto alla ricerca scientifica
per le intrinseche implicazioni spirituali
che ne conseguono, per alcuni aspetti
simili a molte religioni, ma in autonomia
da queste.
L’arte, in beffa
alla sacra romana e universale Inquisizione
(ora congregazione per la dottrina della
fede), in beffa a tutte le censure,
alla arroganza e magnificente apologia
del Potere, ha in sé il seme
della ricerca.
Un importante contributo a questo riguardo
è stato proposto da Marcel
Duchamp che ha riconosciuto
come l’oggetto d’arte
non si contestualizzi in sé in
quanto arte, ma chiami lo sguardo del
fruitore/ricercatore, per divenire tale.
Duchamp, inoltre afferma che l’oggetto
d’arte per essere definito opera
d’arte, deve essere inserito
in uno spazio che lo qualifichi come
tale, poiché fuori da quello
spazio perderebbe di senso. Senza fare
torto a Duchamp, il concetto proprio
di spazio può essere esteso a
quello di contesto storico-sociale ed
è per questo che oggetti d’arte
che nei millenni hanno perso la loro
funzione e si sono essi stessi radicalmente
modificati nel tempo, conservano valore
artistico allo sguardo del fruitore
costretto, se desidera comprendere l’opera,
a compiere uno sforzo riflessivo e provare
a dargli un senso.
Un senso definitivamente
non finito, che può trovare la
sua finitudine, il suo senso o, meglio,
uno dei suoi possibili sensi, solo nello
sguardo del fruitore/ricercatore.
Ciò significa che il
fruitore è sempre chiamato
a completare l’opera, conferendole
significati, Il fruitore/ricercatore
non sta passivamente davanti all’opera
ma interpretandola la ri-crea, entra
compiutamente nel processo creativo,
diventa egli stesso artista.
La ricerca del fruitore,
oltre a conferire lo status di opera
d’arte all’oggetto che si
propone come tale, nello svelamento
interpretativo, contribuisce all’ermeneutica
configurandosi come metodo di ricerca
attraverso il quale ogni aspetto della
realtà presente e passato è
interpretabile a partire dalla conoscenza
del suo carattere storico e legato ad
una particolare tradizione culturale.
In questo modo l’arte non è
qualcosa che rimane al di sopra di ogni
cosa, stabile e immutabile indipendentemente
dalle epoche e dalle diverse società,
ma è il senso che può
rivestire la realtà entro i cammini
mutevoli e soggettivi dati dall'interpretazione.
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